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Desidero oggi fare un passo indietro a quanto già discusso la settimana scorsa. Alcune volte accadono dei fatti che, riteniamo, sia positivo articolare al fine di verificare, in pratica, alcuni degli atteggiamenti più dannosi che si possono verificare per un’azienda.

In queste settimane siamo impegnati, oltre che per l’uscita del nostro lavoro in Italia, anche sul fronte spagnolo. Qui in Spagna i vari coaching sono estremamente arretrati e, di sicuro, a meno che non si parli del settore alimentare, non è il miglior posto per il business. La mentalità, almeno nella Comunidad Valenciana, è molto complessa e la mentalità imprenditoriale è piuttosto chiusa. Allo stesso tempo, vista l’importanza del nostro messaggio e della volontà di aiutare le persone a migliorare molti degli aspetti più nascosti, ci stiamo impegnando lo stesso al fine di divulgare e lavorare con imprese spagnole, come già avvenuto con ottimi risultati.

Durante la campagna che stiamo mettendo in atto,  è prevista una telefonata di spiegazione al fine di concretare un appuntamento o con i titolari oppure con un responsabile delle risorse umane. La nostra collaboratrice, che in questa fase si occupa proprio di questo, ovviamente riceve moltissime risposte differenti, tuttavia quella per cui desidero fare un analisi è quella che vi citerò di seguito.

Nell’effettuare la chiamata, teniamo moltissimo alla forma e all’educazione dell’approccio dei nostri collaboratori, rispettando i tempi lavorativi di chiunque; partendo da questa premessa, la nostra collaboratrice, come sempre avviene, ha chiamato questa azienda “X”. Dall’altro capo della cornetta (termine molto vintage) risponde un ragazzo che afferma di essere il centralinista dell’impresa (cosa verosimile vista la grandezza dell’impresa) al quale, dopo un breve ma efficace presentazione, chiede di poter parlare con il responsabile delle risorse umane. Fin qui… Nulla di strano. La risposta seguente però, che sinceramente non ci era mai capitata, ci ha dato da pensare moltissimo proprio al concetto di funzionalità, disfunzionalità, comunicazione e identità di squadra.

Il ragazzo, che immaginiamo non avesse più di 25 anni (la voce era abbastanza riconoscibile), decide di rispondere candidamente: “non ho capito molto bene di cosa si tratta, il responsabile non c’è in qusto momento e siccome è una cosa che a me non interessa le dico già fin d’ora che non siamo interessati”. Ovviamente la nostra collaboratrice è preparata a gestire le obbiezioni che capitano sempre. Nonostante l’incredulità, ha chiesto nuovamente se parlasse a nome dell’azienda o a nome privato (inteso, è politica aziendale o personale?) e candidamente il ragazzo ha risposto che, siccome a lui non interessava non ci avrebbe passato proprio nessuno.

Cosa possiamo trarre come seguente conclusione da quanto avvenuto. Tendenzialmente abbiamo due opzioni.

  1. La prima opzione, abbiamo avuto la “fortuna” di parlare col vero tittolare o responsabile delle risorse umane che, passando di lì, ha risposto alla chiamata. In questo caso, beh è il titolare che, nonostante non annia capito un H dei benefici decide di non dare la possibilità di miglioramento al suo team; allo stesso tempo essendo lui, in teoria, l’alpha ne ha pieno diritto.
  2. La seconda opzione invece è quella che maggiormente lascia pensare e che può dare spunti di riflessione acuta proprio sulla tua azienda. Nella seconda opzione, quella in cui lui era veramente l’impiegato addetto al centralino, ha risposto a un suo interesse con una negazione, non dando dunque l’opportunità di scelta a un responsabile (addetto alle vere e proprie decisioni) di poter valutare una situazione che (lasciando perdere il nostro specifico lavoro) poteva essere di grande beneficio per il gruppo stesso.

Nella seconda opzione, quella che più è interessante, il soggetto che ha risposto, per altro per nulla preparato a questo compito, ha posto davanti un suo interesse, in questo caso un non interesse, assumendosi responsabilità che no gli competono minimamente e mettendo in una ipotetica difficoltà tutto il team, sempre per un suo personale interesse. Questo viene chiamato comportamento disfunzionale, in questo raro caso addirittura cosciente, in cui il soggetto dipendente non ha ben chiare le sue modalità di intervento, no conosce probabilmente il suo ruolo gerarchico all’interno dell’azienda e tantomeno quello funzionale. Non sapendo dunque cosa rispondere, ha attuato un comportamento solitario, non pensando a quell’identità di gruppo necessaria in un lavoro di squadra (lungi da me dire branco in questa situazione). Quanti individui, nella tua azienda, manifestano comportamenti simili di cui tu non sei minimamente a conoscenza? Quanti comportamenti mettono in difficoltà la tua azienda o non fanno cogliere delle ottime opportunità? Forse non ne verrai a conoscenza direttamente, ma credimi attraverso uno studio analitico della tua azienda e secondo i comportamenti più innati dei tuoi collaboratori, solo così, potrai risolvere molte delle difficoltà che ti affliggono e che non fanno crescere il tuo business.

Smettila di procrastinare scelte importanti e fai qualcosa di reale e concreto per la tua azienda che, ad oggi nessun altro può darti.